Festa di Natale 2011

Una serata speciale con il Rezzonico Rugby Lugano

 

Con lo spirito tipico del migliore terzo tempo si è svolta giovedi sera presso un ristorante in Bioggio l’annuale cena sociale del Rezzonico Rugby Lugano. L’occasione  giusta per radunare tutti i giocatori del Club, i simpatizzanti e i genitori degli atleti juniores, ha avuto buona risposta con la sala completamente gremita da rugbisti di ogni età. Una simbolica palla ovale passata tra i tavoli con l’intento di creare linguaggio comune ed appartenenza, prima alla tribù del Rugby Lugano e se possibile all’intero popolo della pallaovale. Sullo schermo scorrono le immagini della, seppur breve, storia del club. Scatti che raccontano volti, storie, colori e campi da gioco. Sforzi che il club in questi anni ha portato avanti con la finalità di  far arrivare alla  meta più persone possibile. Significativa la presenza dei ragazzi juniores e dei propri genitori. Squadre giovanili che traggono la loro linfa vitale dalla collaborazione con il Rugby Club Castori Lugano, società che in sinergia e collaborazione con il  Rezzonico Rugby Lugano si occupa, e bene, dell’avviamento al rugby dei più piccini. Non sono mancate nemmeno le rituali premiazioni dei migliori giocatori , tra i quali riconoscimenti importanti per Maximilian Keen miglior U14, Mauricio Moccetti miglior u16, F. Rallo rivelazione 2011, M. Waber miglior seniores e una serie di premi gogliardici, tanto per ricordare a tutti, che alla fine è solo un gioco e così deve essere.

Prima delle premiazioni si sottolinea come lo sport dell’imprevedibile palla ovale sia più semplice di quanto si creda, sia da capire che da giocare, è però lo sport di squadra per antonomasia dove individualità e sprito di gruppo si muovono con continua circolarità e per paradosso ciò viene spiegato con una frase di Phil Jackson, allenatore di Basket,  che ha vinto undici titoli Nba : il basket non è l’ingegneria atomica, bisogna mettere dentro la palla da un parte del campo e difendere il canestro dall’altra; e bisogna giocare di squadra.

  Anche il rugby non è ingegneria atomica e se si pensa che è rappresentato da trenta persone che inseguono una sacca di vento, alla fine è solo aria…

Bella serata insomma, segno che il gruppo Rugby Lugano sta facendo grossi passi per trasformarsi in una squadra, in modo che nella semplicità del passaggio dell’ovale, nella serenità di  essere vincitori o sconfitti, e non vincenti o perdenti, nel terzo tempo inteso come decantazione dei primi due, l’aria che si respira sia per lungo tempo di quella buona.

 

 

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